La perdita di peso può essere un viaggio complesso e frustrante, specialmente quando si ha la sensazione di impegnarsi al massimo in una dieta e non si vedono i risultati sperati. Il mondo è pieno di consigli su come perdere peso: diete alla moda, programmi di allenamento intensivi, integratori promettenti. Seguiamo tutto alla lettera eppure, a volte, la bilancia sembra non volersi spostare. “Non riesco a dimagrire nonostante la dieta,” diventa un lamento comune, un mantra scoraggiante che risuona nella mente di molti.

In questo percorso così personale, ciò che spesso viene trascurato, è il ruolo cruciale della psiche. I nostri pensieri, emozioni e comportamenti hanno un impatto significativo sul modo in cui mangiamo e sul nostro corpo. Potrebbe essere facile pensare che basta semplicemente mangiare meno e muoversi di più per vedere un cambiamento, ma il corpo umano è una macchina complessa. Esso è profondamente intrecciato con la nostra mente e, spesso, sono proprio fattori psicologici sottili, ma potenti, che ostacolano il cammino verso il dimagrimento.

In questo articolo, esploreremo tre ragioni psicologiche principali che possono spiegare perché la perdita di peso possa essere così sfuggente.

Il rapporto emotivo con il cibo

Uno degli aspetti meno evidenti, ma più incisivi, nella gestione del peso è il nostro rapporto emotivo con il cibo, ossia come lo percepiamo, lo consumiamo e ci approcciamo ad esso nella nostra vita quotidiana. Questo rapporto va ben oltre la semplice azione di mangiare: include le nostre emozioni, credenze, abitudini e comportamenti legati all’alimentazione.

Il nostro rapporto con il cibo inizia fin dalla nostra infanzia. I primi approcci con l’alimentazione, le abitudini familiari, i modelli culturali e i messaggi sociali giocano un ruolo fondamentale nella formazione delle nostre convinzioni e comportamenti legati al cibo. Ad esempio, se da bambini siamo stati spesso esortati a “finire tutto nel piatto” nonostante non avessimo più fame, potremmo crescere con la sensazione di dover sempre mangiare tutto ciò che ci viene servito, indipendentemente dalla nostra fame reale.

Spesso, mangiamo per compensare stati emotivi come ansia, tristezza o sensazioni di noia e stress. Questo comportamento, conosciuto come fame emotiva, può sabotare i nostri sforzi di seguire una dieta perché ci porta a consumare cibo per motivi che non hanno nulla a che fare con il nutrimento o la fame fisiologica.

Per superare questo ostacolo, è importante:

  • Identificare i trigger emotivi che ci spingono a mangiare.
  • Sviluppare strategie alternative per gestire le emozioni, come l’attività fisica, la meditazione o le tecniche di rilassamento.
  • Essere consapevoli delle nostre abitudini alimentari e dei momenti in cui siamo più vulnerabili all’”emotional eating”.

Le false credenze sugli alimenti e dieta

Le convinzioni che abbiamo sulla dieta e il cibo influenzano notevolmente il nostro comportamento alimentare. Ad esempio, pensare che alcuni cibi siano “proibiti” può creare un desiderio irresistibile verso di essi, portando a eventuali abbuffate. Inoltre, credere che una dieta debba essere restrittiva per essere efficace può generare un senso di privazione che è insostenibile nel lungo termine.

Per affrontare questi ostacoli, è utile:

  • Educarsi su una nutrizione equilibrata che non demonizzi nessun gruppo alimentare.
  • Ricordarsi che la moderazione è la chiave per un’alimentazione equilibrata.
  • Evitare di etichettare i cibi come “buoni” o “cattivi”, adottando piuttosto un approccio più flessibile e meno giudicante.

La mancanza di una visione a lungo termine

Se vuoi ottenere dei risultati, devi essere consapevole che dimagrire non è un evento, ma un processo. Molte diete promettono risultati rapidi, ma non tengono conto del mantenimento del peso nel lungo termine. Una visione a breve termine può portare a scelte alimentari poco salutari o a uno stile di vita che non è sostenibile, causando un effetto yo-yo nel peso corporeo.

Per evitare questo, è consigliabile:

  • Impostare obiettivi realistici e centrati sul miglioramento dello stile di vita piuttosto che solo sulla perdita di peso.
  • Coinvolgere un professionista, come un dietista o uno psicologo, per sviluppare un piano di azione personalizzato e sostenibile.
  • Celebrare i piccoli successi e i progressi fatti verso un comportamento alimentare più sano, indipendentemente dalla scala.

In conclusione, le difficoltà nel percorso di dimagrimento possono spesso essere influenzate da complessi fattori psicologici. Abbiamo esaminato come il rapporto emotivo con il cibo, le false credenze sulla dieta e l’alimentazione, e la mancanza di una visione a lungo termine possono costituire significativi ostacoli psicologici alla perdita di peso.

Superare l’emotional eating richiede di affrontare i nostri sentimenti in modo più sano, piuttosto che usare il cibo come meccanismo di coping. Educarsi su una nutrizione equilibrata e sostenibile è essenziale per smantellare miti nocivi che circondano le diete e i cibi “proibiti”. Infine, adottare una prospettiva a lungo termine aiuta a stabilire abitudini salutari che possono essere mantenute nel tempo, piuttosto che ricercare soluzioni rapide e temporanee. 

Riconoscere questi ostacoli psicologici e affrontarli con strategie appropriate non solo potrebbe sbloccare la strada verso il successo nella perdita di peso, ma potrebbe anche condurre a un benessere generale migliorato e a un approccio più sereno e consapevole verso il cibo e il proprio corpo.

In fin dei conti, il viaggio verso il benessere è tanto un viaggio interiore quanto fisico e capire le motivazioni nascoste dietro le nostre abitudini alimentari, è il primo passo per trasformare la nostra salute in modo significativo e duraturo. 

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