Ci siamo, finalmente è arrivato gennaio. Il mese del cambiamento per eccellenza, nel quale molti promettono a se stessi grandi mutamenti. Di buoni propositi ce ne sarebbero in quantità, ma a noi ne interessa uno in particolare: la famosa dieta dell’anno nuovo.

In questo periodo, infatti, si attiva la mentalità del “tutto o niente”, che spinge le persone a intraprendere regimi alimentari insostenibili. Sembra un film visto e rivisto visto: a gennaio seguono febbraio, marzo … fino ad arrivare a dicembre dell’anno successivo. Cos’è cambiato? Niente.

 

 

L’idea di fissare buoni propositi a inizio anno può sembrare allettante; tuttavia, spesso si rivela una strategia inefficace. Come avrai potuto intuire dal titolo, e come scopriremo nella guida di oggi, la chiave verso il cambiamento non risiede nel momento in cui si inizia, ma nell’approccio adottato.

Il momento giusto per iniziare la dieta

In una delle guide precedenti abbiamo dato la risposta definitiva alla domanda esistenziale riguardante il momento migliore per iniziare a mettersi a dieta. Dando per scontato che non esista il momento perfetto, e che prima di intraprendere cambiamenti sia fondamentale valutare determinati aspetti della vita, è necessario comprendere una verità tanto scontata quanto importante.

Le piccole azioni, nel cronico, contano di più rispetto a qualunque altra strategia. Tanti piccoli passi, insieme, fanno una maratona. Un incremento, anche inferiore all’1%, quotidiano porterà a raggiungere sul lungo periodo ottimi miglioramenti.

Questo è un dato di fatto. Potrei portarti innumerevoli esempi. Ma, come ho detto, si tratta di una banalità, giusto? Se è così, allora come mai apprendere nuove abitudini è così difficile?

E poi… se è vero che le piccole abitudini possono portare a grandi cambiamenti, perché non ne siamo attratti?

L’ostacolo principale riguarda l’intangibilità del risultato: purtroppo, potremo apprezzarlo solo dopo molto tempo. Il sentire comune sarà quello di impegnarsi per nulla, perché ciò che facciamo non porta a premi subitanei. Mangiare un pasto bilanciato oggi non cambierà il nostro peso, così come andare una volta in palestra o a correre non farà di noi degli atleti.

Il successo, quindi, è il frutto delle abitudini quotidiane, non delle trasformazioni avvenute in un solo momento. Cosa fare, allora, per gestire questa sensazione di “stallo”?

Piccole abitudini e obiettivi funzionali 

Le convinzioni che abbiamo sulla dieta e il cibo influenzano notevolmente il nostro comportamento alimentare. Ad esempio, pensare che alcuni cibi siano “proibiti” può creare un desiderio irresistibile verso di essi, portando a eventuali abbuffate. Inoltre, credere che una dieta debba essere restrittiva per essere efficace può generare un senso di privazione che è insostenibile nel lungo termine.

Per affrontare questi ostacoli, è utile:

  • Educarsi su una nutrizione equilibrata che non demonizzi nessun gruppo alimentare.
  • Ricordarsi che la moderazione è la chiave per un’alimentazione equilibrata.
  • Evitare di etichettare i cibi come “buoni” o “cattivi”, adottando piuttosto un approccio più flessibile e meno giudicante.

Riprendiamo l’esempio citato all’inizio della guida: supponiamo che una persona voglia cominciare l’anno nuovo seguendo una dieta specifica. L’obiettivo funzionale sarà quello di perdere kg, giusto? In realtà, no.

Sarebbe consigliabile focalizzarsi sul comportamento anziché sul risultato. Concentrarsi sulle piccole abitudini, sulla traiettoria, è l’atteggiamento mentale maggiormente funzionale. Per esempio, il peso sulla bilancia non riflette realmente le nostre abitudini alimentari poiché è influenzato da molteplici fattori.

Mantenere una dieta sana può rappresentare una sfida per molte persone, soprattutto quando i risultati non appaiono immediatamente. Ad esempio, seguire una dieta per un mese può non portare a cambiamenti visibili di peso o aspetto fisico, causando facilmente demotivazione e abbandono. Tuttavia, con il passare del tempo, i benefici inizieranno a diventare più evidenti.

Inoltre, molto spesso il progresso si manifesta in modi non immediatamente prevedibili. Consideriamo, ad esempio, la costruzione di un’abitudine come l’apprendimento di una lingua straniera: i primi mesi possono sembrare poco produttivi, senza miglioramenti tangibili.

Questo periodo può essere scoraggiante. Tuttavia, con la costanza e il tempo, si raggiunge un punto in cui le competenze linguistiche iniziano a migliorare rapidamente, dimostrando che l’accumulo graduale di studio e pratica porta a risultati significativi. Come l’apprendimento di una nuova lingua, anche il mantenimento di buone abitudini alimentari richiede tempo e pazienza, ma alla fine produce risultati gratificanti e duraturi.

Per concludere, l’adozione di cambiamenti drastici nella vita può sembrare un percorso rapido verso il miglioramento personale, ma spesso si rivela controproducente. Questo approccio tende a generare stress e ansia, rendendo i cambiamenti difficili da sostenere nel lungo termine. Le persone hanno una resistenza naturale a modifiche significative, rendendo più efficaci piccoli e graduali adattamenti.

Inoltre, grandi cambiamenti non permettono un adattamento progressivo e sono raramente trasformabili in abitudini durature, portando spesso all’effetto yo-yo. In contrasto, l’integrazione di piccole abitudini quotidiane in modo costante e progressivo aumenta notevolmente la probabilità di successo e di sviluppo di pratiche sostenibili e durature.

Una pianificazione accurata, con obiettivi realistici e specifici ed il supporto professionale, sono elementi fondamentali per rompere il ciclo dei mancati obiettivi raggiunti, e per avviare un cambiamento sostenibile e positivo.

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