“Come si fa a togliere l’ansia” è una delle  tante ricerche che le persone digitano su Google. Il motivo? L’ansia, che tutti noi conosciamo bene, si manifesta in una gamma dinamica che va dall’utile vigore all’opprimente peso della preoccupazione costante e fa parte delle nostre vite.

Uno stato emotivo che possiede il potere duplice di spingerci verso realizzazioni inaspettate o di trascinarci in un abisso di inquietudine senza fine. Nell’esplorazione della sua doppia natura, ci imbattiamo in una linea sottile tra l’adattamento e la disfunzione, tra l’ansia che serve e quella che soffoca.

Sarebbe essenziale comprendere che l’ansia non è un monolito; varia enormemente in intensità, durata e impatto, riflettendo la complessità della condizione umana.

 

 

Da un lato, essa ci prepara ad affrontare con prontezza le sfide quotidiane, dall’altro, può crescere oltre il controllo, diventando una forza che intralcia la vita piuttosto che arricchirla.

Inoltre, si intreccia in modi talvolta sorprendenti con il benessere fisico, influenzando aspetti della vita che a prima vista potrebbero sembrare distanti dai confini dell’emozione pura, come il peso corporeo.

Nel cuore di questo articolo giace l’intento di districare un argomento apparentemente semplice, ma che cela sfumature di impressionante complessità. Continuando a leggere, potrai farti un’idea, imparando a comprendere la differenza tra ansia “normale” e ansia “patologica”.

L’Ansia come meccanismo di sopravvivenza

Al cuore della nostra comprensione dell’ansia giace la sua funzione primordiale come meccanismo di sopravvivenza. Questo stato emotivo, radicato nelle profondità della nostra evoluzione, ha servito gli esseri umani per millenni, agendo come un sistema di allarme precoce contro le minacce e i pericoli. Nel contesto moderno, sebbene le minacce siano spesso meno tangibili rispetto ai predatori antichi, l’ansia continua a prepararci ad affrontare sfide di varia natura, dalle scadenze lavorative alle situazioni sociali impegnative.

L’ansia adattativa, o funzionale, è caratterizzata da una sensazione di inquietudine che è proporzionale alla situazione e che motiva l’azione, promuovendo così la crescita personale e il superamento degli ostacoli.

L’ansia diventa patologica quando la sua intensità e frequenza vanno oltre una risposta proporzionale agli stimoli esterni, persistendo anche in assenza di minacce reali. Noi tutti conosciamo il termine ansia anticipatoria o, ancora meglio, ansia da prestazione.

Ansia da prestazione: cause e come gestirla

L’ansia da prestazione può essere percepita in vari contesti, come durante esami, presentazioni, esibizioni artistiche o competizioni sportive. È caratterizzata da una paura intensa di fallire o di non essere all’altezza delle aspettative, portando a sentimenti di preoccupazione e, in alcuni casi, a evitare del tutto situazioni di prestazione.

Caratteristiche dell’ansia da prestazione

Preoccupazione eccessiva: una costante preoccupazione per l’imminente evento, spesso accompagnata da pensieri intrusivi.

Sintomi fisici: può manifestarsi con sintomi fisici come tachicardia, sudorazione, tremori, nausea, e difficoltà respiratorie, che sono risposte del corpo allo stress percepito.

Evitamento: in alcuni casi, l’ansia da prestazione può portare a evitare situazioni che richiedono di esibirsi o di essere sotto i riflettori, limitando le opportunità personali e professionali.

Impatto sulle prestazioni: anche se una certa quantità di ansia può migliorare la prestazione stimolando la preparazione e la concentrazione, l’ansia da prestazione tende a essere paralizzante e può compromettere significativamente la capacità di esibirsi al meglio.

Cause dell’Ansia da prestazione

Le cause dell’ansia da prestazione possono variare da individuo a individuo, ma spesso includono:

Aspettative elevate: che siano auto-imposte o percepite dagli altri, le aspettative elevate possono aumentare la pressione di esibirsi bene.

Esperienze passate negative: fallimenti o esperienze negative passate in situazioni simili possono aumentare la paura di ripetere gli stessi errori.

Scarsa autostima: una bassa autostima o fiducia nelle proprie capacità può alimentare l’ansia da prestazione, creando un circolo vizioso di dubbio e paura.

Questa forma di ansia non solo è debilitante nella sua intensità ma è anche pervasiva, infiltrandosi in vari aspetti della vita quotidiana e generando un ciclo di preoccupazione e evitamento che limita significativamente la libertà personale e la felicità.

Ansia e perdita di peso

La connessione tra ansia da prestazione e perdita di peso è un esempio illuminante di come questo stato d’animo possa influenzare il benessere fisico oltre che psicologico. L’ansia cronica può alterare i pattern alimentari, sia sopprimendo l’appetito sia stimolando comportamenti di alimentazione disorganizzata come meccanismi di coping.

In alcuni casi, stati ansiosi possono anche portare a un aumento dell’attività fisica, come tentativo di ridurre la tensione o la preoccupazione in procinto dell’evento ritenuto importante. Sebbene l’esercizio fisico sia generalmente salutare, quando è motivato da ansia patologica e praticato in modo eccessivo, può contribuire a una perdita di peso insalubre e a un deterioramento del benessere generale.

La perdita di peso indotta dall’ansia può avere conseguenze a lungo termine, inclusa la malnutrizione e un indebolimento del sistema immunitario. Inoltre, questo ciclo di ansia e perdita di peso può creare ulteriori preoccupazioni e stress, alimentando ulteriormente l’ansia patologica in un ciclo vizioso che può essere difficile da rompere senza intervento professionale di psicologi e psicologi psicoterapeuti.

Come si fa a togliere l’ansia? Gestione dell’ansia patologica e le sue ripercussioni sulla perdita di peso

L’ansia patologica e la conseguente perdita di peso non salutare richiedono un approccio integrato per essere efficacemente gestite. Questo approccio si basa sul riconoscimento e sull’intervento su più fronti: psicologico, comportamentale e fisico.

Il supporto psicologico

Il supporto di uno psicologo può contribuire a migliorare le tue risorse personali grazie a tecniche e strategie che ti permetteranno di imparare a gestire gli stati di umore ansioso prima possibilmente validanti.

In presenza di diagnosi di disturbi d’ansia, tuttavia, sarà necessario rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta.

Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT)

La CBT è ampiamente riconosciuta come un trattamento efficace per i disturbi d’ansia. Attraverso la CBT, gli individui imparano a riconoscere e sfidare i pensieri distorti che alimentano l’ansia, sostituendoli con modi di pensare più equilibrati e realistici. La terapia, somministrata da uno psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo comportamentale o da figure affini, aiuta anche a sviluppare strategie di coping per gestire le situazioni ansiogene.

Per concludere…

L’ansia di per sé non è patologica, ma può diventarlo quando supera determinati limiti. Riconoscere i segni dell’ansia e cercare supporto professionale sono i primi passi cruciali verso il recupero. Attraverso una combinazione di supporto psicologico, terapia, cambiamenti nello stile di vita e supporto sociale è possibile gestire efficacemente l’ansia e promuovere il benessere psicofisico.

La gestione dell’ansia non solo migliora la salute mentale ma può anche stabilizzare il peso corporeo, contribuendo a una vita più equilibrata e soddisfacente. Insomma… se non riesci a seguire la dieta per via della tua ansia, ricorda che apprendere strategie per imparare a gestirla ti aiuteranno anche nel mangiare come vorresti.

Ricordati che il percorso verso il benessere è personale e unico per ciascuno; trovare la combinazione giusta di strategie e stile di vita funzionali e sostenibili per te è fondamentale per il successo a lungo termine.

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