Come saprai, le tue preferenze alimentari non si formano soltanto tramite l’influenza dei genitori e/o di altre figure di riferimento. Diversi studi supportano l’ipotesi che anche i media esercitino un ruolo importante nell’indirizzare le nostre scelte e preferenze alimentari. Quest’evidenza è particolarmente forte per i bambini. Andiamo a scoprire il perché.

Una struttura cognitiva in via di sviluppo

I bambini sono la fascia di popolazione più sensibile ai messaggi persuasivi delle pubblicità. La ragione risiede nel fatto che la loro struttura cognitiva è ancora in via di sviluppo. Le evidenze suggeriscono che fino agli 8 anni i bambini non sono capaci di comprendere – a livello cognitivo- gli intenti commerciali della pubblicità.

Dopo quest’età si presume che i bambini siano in grado di comprendere l’intento di vendita della pubblicità e siano in grado di “difendersi” dagli intenti più prettamente persuasivi. In realtà, molti studi precedenti sono stati criticati poiché non distinguevano la  capacità dei bambini di comprendere gli intenti “di vendita” e quelli “persuasivi”. La comprensione degli ultimi presuppone infatti una struttura cognitiva più matura.

Media e cognizione

Una revisione sistematica di 38 studi evidenzia le tecniche più utilizzate per promuovere i cibi i TV. Eccone alcune:

  • premi (es. giocattoli);
  • uso di celebrità e/o personaggi dei cartoni animati;
  • affermazioni relative alla nutrizione ed alla salute (ricordi la “colazione dei campioni?”)

Ci sono forti evidenze che i premi contribuiscano a fidelizzare il bambino verso il marchio, mentre l’utilizzo di personaggi famosi, le affermazioni sulla salute ed i richiami al gusto influenzano notevolmente il gradimento degli spot pubblicitari, il comportamento d’acquisto e le preferenze alimentari.

Ridurre l’esposizione dei bambini al marketing dei cibi “non salutari” è un’importante strategia di prevenzione dell’obesità. Oltre a questa misura, la World Health Organisation (2012) suggerisce di ridurre la “potenza persuasiva” delle pubblicità. Alcuni autori hanno infatti evidenziato come questo tipo di pubblicità sfrutti l’immaturità cognitiva dei bambini e costituisca pertanto una violazione dei loro diritti a ricevere informazioni appropriate.

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Media e comportamento alimentare: dalla scienza per te

Nel libro di Piccinni (2016) è citato uno studio americano condotto su un campione di ragazzi magri, sovrappeso ed obesi. Le tre tipologie di ragazzi sono state invitate a guardare tre tipi di spot pubblicitari, di cui solo alcuni contengono riferimenti espliciti al cibo.

I risultati dello studio evidenziano come i bambini obesi abbiano colto meglio i messaggi contenuti negli spot pubblicitari rispetto agli altri due gruppi. La loro sensibilità nel cogliere questo tipo di messaggi risulta correlata alla quantità di cibo che avrebbero ingerito nelle ore successive.

Dopo aver visto le pubblicità, tutti i soggetti dello studio avevano comunque mangiato di più; al contrario, se la pubblicità non conteneva riferimenti espliciti a merendine e snack, nessuno aveva mostrato il bisogno di mangiare.

Questo studio supporta l’ipotesi che i fattori di apprendimento sociale siano importanti nella formazione delle preferenze alimentari e nella scelta dei cibi.

Oltre alle figure genitoriali ed ai pari, anche i media esercitano un ruolo chiave nella creazione del gusto e dei pattern alimentari, fornendo continuamente diversi modelli comportamentali ed attitudinali.

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